Ti sei mai chiesto quali curiosità si nascondono dietro i grandi eventi storici? Clicca sul bottone, apri una card e lasciati sorprendere da aneddoti, battaglie epiche, personaggi incredibili e fatti poco noti che hanno cambiato il mondo. Un modo semplice e coinvolgente per esplorare il passato, un fatto curioso alla volta.
L’assassinio fallito di Theodore Roosevelt e la sua determinazione
L’assassinio fallito di Theodore Roosevelt e la sua presa in giro al sicarioAnno 1912 — Durante la campagna elettorale, Theodore Roosevelt fu ferito da un colpo di pistola sparato da un sicario a Milwaukee. Il proiettile fu però rallentato dal discorso che portava nella tasca interna del giubbotto e da un paio di occhiali, salvandogli la vita. Nonostante la ferita, Roosevelt insistette a tenere il suo discorso davanti alla folla. Con ironia e coraggio, iniziò dicendo: “Ladies and gentlemen, I don’t know whether you fully understand that I have just been shot, but it takes more than that to kill a Bull Moose.”
Adolf Heusinger: dall’Impero alla NATO, il generale che attraversò la storia della Germania
Anno 1897 — Adolf Heusinger (1897–1982) ebbe una carriera militare che coprì cinque fasi storiche della Germania. Combatté per l’Impero tedesco durante la Prima Guerra Mondiale come giovane ufficiale. Dopo la guerra, continuò a servire nella Reichswehr della Repubblica di Weimar, partecipando alla ricostruzione dell’esercito in un periodo difficile e limitato dalle condizioni del Trattato di Versailles.
Con l’ascesa della Germania nazista, Heusinger entrò nell’Alto Comando (OKW), svolgendo ruoli di stato maggiore durante la Seconda Guerra Mondiale, contribuendo alla pianificazione strategica senza mai comandare direttamente sul campo. Dopo il conflitto, divenne una figura chiave nella ricostruzione militare della Germania Ovest, partecipando alla fondazione della Bundeswehr.
Infine, fu il primo presidente del Comitato Militare della NATO dal 1952 al 1961, giocando un ruolo cruciale nell’integrazione della Germania nella difesa occidentale durante la Guerra Fredda.
Anno 757 — Durante la ribellione di An Lushan, il generale Zhang Xun difese la città di Suiyang con soli 7.000 uomini contro un esercito ribelle di 130.000. Rifiutò ogni proposta di resa, sapendo che la caduta della città avrebbe aperto la strada alla conquista del sud della Cina.
Con l’assedio prolungato, le scorte finirono. Si cominciò a mangiare animali, alberi e cuoio, finché Zhang sacrificò persino la propria concubina per nutrire i soldati. Seguirono atti estremi: tra i 20.000 e i 30.000 civili furono uccisi e mangiati per sopravvivere. Nonostante la caduta della città, la resistenza ritardò l’avanzata nemica, salvando l’Impero Tang dal collasso.
Otto Skorzeny: il commando più pericoloso d’Europa
1908 — Otto Skorzeny, ufficiale delle Waffen-SS, fu protagonista di alcune delle operazioni più audaci della Seconda Guerra Mondiale. Divenne famoso nel 1943 con l’Operazione Quercia, che portò alla liberazione di Mussolini sul Gran Sasso. L’anno seguente orchestrò l’Operazione Panzerfaust, facendo rapire il figlio del reggente ungherese Miklós Horthy e imponendo un colpo di stato per mantenere l’Ungheria alleata della Germania.
Sempre nel 1944 fu ideatore dell’Operazione Greif, infiltrando commandos travestiti da soldati americani dietro le linee alleate durante la Battaglia delle Ardenne, seminando panico e confusione. Nello stesso anno fu associato all’Operazione Rösselsprung, un tentativo fallito di catturare o uccidere Tito in Jugoslavia. Skorzeny fu anche indicato dai sovietici come coinvolto nel presunto piano Long Jump per assassinare Stalin, Roosevelt e Churchill, ma negò ogni coinvolgimento e la credibilità del piano è dibattuta.
Dopo la guerra fu assolto a Norimberga, ma fuggì dal campo di prigionia nel 1948 e si rifugiò in Spagna. Negli anni ’60 avrebbe collaborato con il Mossad israeliano, fornendo informazioni sul programma missilistico egiziano e partecipando all’eliminazione del tecnico Heinz Krug, un ex nazista al servizio dell’Egitto.
Skorzeny morì nel 1975 a Madrid, lasciando una fama controversa da eroe dell’audacia e simbolo della guerra segreta.
Martim Moniz: l’uomo schiacciato dal portone per Lisbona
Anno 1147 — Durante l’assedio cristiano di Lisbona, uno degli episodi più emblematici della Reconquista portoghese, il cavaliere Martim Moniz compì un atto leggendario. Mentre le forze di re Afonso I tentavano di penetrare nella città, ancora sotto controllo musulmano, le porte del castello stavano per richiudersi. Senza esitazione, Moniz si lanciò tra i battenti del pesante portone, incastrandosi con il proprio corpo e impedendone la chiusura. Fu schiacciato a morte, ma il suo sacrificio consentì ai soldati cristiani di fare breccia nella fortezza e completare la conquista della città. Il suo gesto eroico è tuttora commemorato a Lisbona, dove una porta del castello di São Jorge porta il suo nome.
Assedio di Szigetvár: la morte del sultano e la carica finale di Nikola Šubić Zrinski
Anno 1566 — L’assedio di Szigetvár fu uno degli eventi più drammatici e sanguinosi delle guerre ottomano-ungariche. La fortezza, difesa da circa 2.300 soldati croati e ungheresi sotto il comando del valoroso Nikola Šubić Zrinski, resistette a un esercito ottomano di oltre 90.000 uomini guidato dal sultano Solimano il Magnifico. Dopo settimane di assedio e violenti assalti, il sultano morì improvvisamente nel campo nemico, un fatto tenuto segreto per non abbattere il morale delle truppe. Nonostante ciò, gli Ottomani riuscirono a penetrare nelle mura della fortezza. In un ultimo, disperato atto di eroismo, Zrinski guidò una carica finale contro le linee nemiche, cercando di rompere l’assedio e vendicare la sua guarnigione. Durante questa carica, un soldato croato sopravvissuto fece esplodere il deposito di polvere da sparo, causando una gigantesca esplosione che uccise numerosi soldati ottomani. La battaglia si concluse con la morte di quasi tutti i difensori e circa 20.000 perdite tra gli assedianti, segnando un sacrificio eroico e un colpo durissimo per l’esercito ottomano.
Anno 1618 — Jan Žižka, leggendario generale boemo, guidò con successo eserciti composti principalmente da contadini armati di semplici strumenti agricoli contro potenti armate di cavalieri. La sua forza stava nell’uso innovativo dei “wagenburg”, fortificazioni mobili create con carri, e nell’abilità di sfruttare il terreno a suo favore, posizionando le sue truppe in punti strategici. L’uso della polvere da sparo per armamenti precoci completava la sua tattica, rendendo i suoi uomini incredibilmente efficaci nonostante l’apparente inferiorità. Cieco da un occhio e poi completamente, Žižka non perse mai una battaglia. I suoi nemici dissero: “Quello che nessuno poteva distruggere con mano mortale è stato spento dal dito di Dio.” Prima di morire, volle che la sua pelle fosse usata per ricoprire i tamburi dell’esercito hussita, così da continuare a guidare le truppe anche da morto. Amatissimo dai suoi soldati, alla sua morte si sentirono “orfani”, come se avessero perso un padre.
L’inganno delle provviste bruciate nell’assedio di Vienna
Anno 1683 — Durante l’assedio di Vienna da parte degli Ottomani, gli assediati adottarono una mossa astuta: bruciarono pubblicamente grandi quantità delle loro provviste proprio davanti agli occhi del nemico. Questo gesto fece credere agli Ottomani che la città avesse ancora scorte abbondanti e che un assalto immediato sarebbe stato inutile. Convinti di dover attendere ancora, gli assedianti rallentarono la loro offensiva, dando così tempo alla Lega Santa di organizzare l’arrivo di rinforzi e preparare la controffensiva che avrebbe infine spezzato l’assedio.
Battaglia di Shiroyama: l’ultimo assalto dei samurai
Anno 1877 — La battaglia di Shiroyama segnò l’epilogo della ribellione di Satsuma in Giappone. Circa 500 samurai, guidati dal generale Saigō Takamori, si ritirarono sull’altura di Shiroyama, circondati da un esercito imperiale di oltre 30.000 soldati moderni. Dopo giorni di assedio e bombardamenti, i samurai, esaurite le munizioni e senza speranze di soccorso, decisero di lanciare un’ultima carica disperata. In un assalto feroce e tragico, si lanciarono contro le linee nemiche, combattendo fino all’ultimo uomo. La battaglia si concluse con la totale distruzione dei ribelli e la fine dell’era dei samurai come classe guerriera dominante in Giappone.
La sfortunata fine del Capitano O’Neill
Anno 1898 — Durante la Battaglia di San Juan Hill, il Capitano O’Neill era noto per passeggiare in prima linea fumando una sigaretta, convinto che un ufficiale non dovesse mai cercare riparo. Quando un sergente lo avvertì che un proiettile lo avrebbe sicuramente colpito, lui rispose ridendo: “Nessun proiettile spagnolo può colpirmi.” Pochi istanti dopo, mentre discuteva della direzione del fuoco nemico, un proiettile lo colpì alla bocca, trapassandogli la testa e uccidendolo sul colpo. In modo curioso, quel proiettile non era spagnolo, ma di fabbricazione tedesca, forse parte di armamenti moderni forniti ad alcune unità sul campo.
Operazione Cottage: l’assalto senza nemici
Anno 1943 — L’Operazione Cottage fu l’azione militare con cui le forze alleate, principalmente statunitensi e canadesi, sbarcarono sull’isola di Kiska nelle Aleutine, parte dell’arcipelago in Alaska, per liberarla dall’occupazione giapponese. Dopo settimane di bombardamenti e preparativi, le truppe avanzarono in condizioni meteorologiche estreme: nebbia fitta, freddo intenso e terreni difficili. All’arrivo, però, scoprirono che i giapponesi si erano ritirati di nascosto alcune settimane prima. Nonostante l’assenza di nemici, la confusione e il terreno insidioso causarono diversi incidenti: trappole esplosive, scambi di fuoco accidentali tra alleati e cadute inaspettate nelle paludi provocarono oltre 300 vittime. L’operazione rimane uno degli esempi più bizzarri e costosi di un assalto senza un vero combattimento.
Anno 1880 – Sir Adrian Carton de Wiart, nato in Belgio in una famiglia benestante, falsificò nome ed età a 20 anni per arruolarsi nell’esercito britannico e combattere nella Seconda Guerra del Bòer. Durante il conflitto fu ferito più volte, incluso un colpo allo stomaco e all’inguine, ma tornò rapidamente in battaglia. In Somalia, durante una carica di cavalleria, ricevette due colpi in faccia, perdendo un occhio e parte dell’orecchio. Rientrato in Europa, partecipò alla Prima Guerra Mondiale dove fu ferito sette volte, inclusa la perdita di una mano, che si strappò a morsi da solo dopo che un medico si rifiutò di amputargliela. Non volle mai usare un occhio di vetro, preferendo una benda che divenne il suo marchio di fabbrica. Dopo la guerra, combatté anche nella guerra polacco-sovietica, cadendo da un treno durante uno scontro coi cosacchi, ma risalendo per continuare a combattere. Durante la Seconda Guerra Mondiale fu catturato dagli italiani in seguito a un incidente aereo, ma riuscì a fuggire scavando un tunnel con un cucchiaio, infiltrandosi tra la popolazione nonostante la sua età avanzata, le ferite, la mancanza di una mano e che non sapesse parlare l’italiano. In seguitò andò anche in Cina, per aiutare nella lotta contro i giapponesi, dove, di fronte a Mao Zedong stesso, affermò di odiare i comunisti. Morì nel sonno all’età di 83 anni.
Zhuge Liang: il genio stratega che sconfisse 150.000 nemici con 100 uomini
Anno 220 d.C. — Durante l’assedio di una città, Zhuge Liang si trovò con solo 100 uomini a fronteggiare un esercito nemico di ben 150.000 soldati. Invece di combattere, aprì i portoni e salì sul tetto di una torre a suonare il faluto come se nulla fosse. Il nemico, spaventato dall’idea di una trappola nascosta, decise di ritirarsi senza combattere. La città fu salvata grazie a questa mossa tanto audace quanto inaspettata.
Tsutomu Yamaguchi: l’uomo sopravvissuto a due bombe atomiche
Anno 1945 — Tsutomu Yamaguchi è celebre per essere l’unico uomo ufficialmente riconosciuto sopravvissuto a entrambe le esplosioni atomiche di Hiroshima e Nagasaki. Nel giorno della prima bomba, il 6 agosto, si trovava a Hiroshima per lavoro e riuscì a sopravvivere miracolosamente all’onda d’urto e alle ustioni. Nonostante le ferite, decise di tornare a Nagasaki, la sua città natale, per riprendersi e riabbracciare la famiglia. Pochi giorni dopo, il 9 agosto, Nagasaki fu colpita dalla seconda bomba atomica, ma anche stavolta Yamaguchi sopravvisse, seppur segnato per tutta la vita da problemi di salute causati dalle radiazioni.
L’esplosione di Halifax: il boato più potente prima delle bombe nucleari
Anno 1917 — L’esplosione di Halifax è stata una delle più grandi detonazioni accidentali della storia, ben prima dell’era nucleare. La collisione nel porto canadese tra la Mont-Blanc, carica di esplosivi, e la Imo causò una deflagrazione che distrusse tutto in un raggio di 800 metri, lasciando interi quartieri ridotti a rovine fumanti. L’onda d’urto scagliò vetri e detriti che accecarono migliaia di persone fino a 2.500 metri di distanza, mentre il bagliore della bomba illuminò il cielo notturno per chilometri. Si racconta che l’esplosione fu così potente da far volare pezzi di navi fino a 3 chilometri di distanza, e che l’eco del boato rimbalzò più volte sulle colline circostanti. La tragedia causò oltre 2.000 morti e una devastazione che richiese anni per essere superata.